Una prova tangibile dell’ingresso di Stefania Moroni nell’attività dei genitori? Il cambio d’insegna: Aimo e Nadia è diventato Il Luogo di Aimo e Nadia. Un particolare irrilevante per chi entra distratto, una “rivoluzione” per chi è abituato a cogliere segni e significati. Luogo-topos. Uno spazio nel quale s’intrecciano stimoli diversi (artistici, scientifici, filosofici, sociologici). Il mondo oramai viaggia alla velocità di un e-mail e bisogna essere pronti a cogliere suggestioni, accettare sfide e contaminazioni che arrivano da ogni dove.
(…) «Non si trattava di cancellare il passato. Tutt’altro, anzi. Applicare la naturale predisposizione al confronto, alla discussione che ha sempre caratterizzato il lavoro di cucina dei miei genitori (…) a nuovi orizzonti, a nuove sollecitazioni.»
(…) La “rivoluzione” è cominciata quattro anni fa con l’incontro di Stefania con l’artista-scienziato Paolo Ferrari, coordinatore di un centro dedicato a tutte le forme di arte legate ad ambito scientifico. Da allora si è instaurato un singolare connubio fra i segni, colori, forme e stratificazioni che caratterizzano i pannelli, i plotter-paintings dell’artista (esposti nel locale) e le forme, i colori, le stratificazioni di ingredienti, profumi e ornamenti che “segnano” il percorso culinario di Aimo, Nadia e Stefania (…)
Laura Mantovano – Gambero Rosso, giugno 2000
(…) Accademia di Brera. Lunedì 19 febbraio 2001. A parlare, nel tempio della pittura meneghina, all’interno di un ciclo di incontri organizzati da Nicola Salvatore, c’è Aimo. In sala siedono (…) giovani e arruffati studenti dell’Accademia ed i loro professori. Eppure Aimo (…) con poche note appassionate, o meglio – visto l’ambiente – con pochi tratti di pennello, piano piano, dipinge il suo quotidiano fatto di ricerca, colori, bellezza, amore per il proprio lavoro, lasciando letteralmente stregati e a bocca aperta i suoi giovani uditori. E’ una lezione di vita, prima che di cucina.
(…) Un commento? Il [pane] e pomodoro sta alla cucina di Aimo come il blu alla pittura di Klein!
Marco Gatti – Il Giorno, 23 febbraio 2001
Non c’è dubbio: gli spaghetti al cipollotto stanno alla cucina di Aimo Moroni come il raviolo aperto sta a quella di Gualtiero Marchesi. Un simbolo, un manifesto inconfondibile che ha conquistato chiunque l’abbia assaggiato, al di qua e al di là dell’Oceano. (…) Ma che cos’è che rende indimenticabili quegli spaghetti? “La semplicità, l’essenzialità migliorata via via con il passare degli anni”, sorride Aimo. “Quando nel 1964/65 ho cominciato i primi esperimenti per dar vita ad un piatto che conservasse tutta la sapidità di aglio, olio e peperoncino ma senza l’aggravante del soffritto, ho introdotto il pomodoro poi l’ho sempre più ridotto fino ad eliminarlo quasi del tutto (oggi rimangono appena due fili a mo’ di decorazione, un tocco di colore, ndr) perché mi sono reso conto che turbava un equilibrio di per sé perfetto… il segreto è tutto in quel cipollotto che deve sudare pazientemente… poi però è importante il taglio…” Il taglio? “E sì, sono cose che s’imparano col tempo, non tutte le cipolle vanno tagliate nello stesso modo: la cipolla di Troppa va tagliata longitudinalmente, quella tonda in maniera circolare,solo così danno il massimo…” (…) La semplicità è una conquista, un punto di arrivo. (…)
Laura Mantovano – Gambero Rosso, agosto 2001
(…) Tono di voce, espressione del viso, il gesticolare: sono cose difficili da trasferire sulla carta, soprattutto in questo particolare contesto, poiché mi hanno trasmesso molte cose sulla persona che mi stava di fronte. Pubblicare questa intervista senza queste personali e soggettive impressioni mi procurava la sensazione di aver fatto solo la metà del mio lavoro. Così, con l’indulgenza del lettore, io offro le mie impressioni di ciò che può essere sfuggito alla trascrizione, quello che è rimasto con me. Ho avuto la sensazione di aver incontrato una specie di enciclopedia della storia gastronomica di Milano, un elenco dei luoghi dove di si approvvigiona e delle persone che li frequentano, una testimonianza vivente dei cambiamenti radicali che hanno trasformato il mondo della ristorazione negli ultimi 50 anni. Un paio d’ore trascorse con Aimo mi hanno insegnato la grande differenza che estiste tra l’interesse “politically correct” per le materie prime sbandierato da molti e il fondamentale rispetto per il cibo, che è qualcosa di completamente diverso. Finalmente, ho trovato il raro buon senso che sembra aver abbandonato tante persone, che hanno permesso alle mode effimere di entrare nelle loro cucine. Non è che Aimo Moroni no vorrebbe cucinare per te qualcosa in cui non crede. Semplicemente non potrebbe.
Liz Marcucci Zazzera – Biblioteca Culinaria, I° trimestre 2001
Intervista a Carlo Rivetti. Il modo di portare le cose.
(…)
D: Ristorante
R: Il manifesto programmatico della cucina italiana; Aimo e Nadia a Milano.
Mood, 13 giugno 2001
Chef. Pietro Leeman: la rappresentazione della natura.
(…)
D: I piatti che identificano gli ultimi decenni
R: Anni ’80. raviolo aperto.
Anni ’90: pasta al dente con pomodoro e olio (se l’olio e il pomodoro li mette Aimo!)
Mood, 14 giugno 2001
Aimo e Nadia ovvero dell’innovazione pronta, sorprendente e continua (…)
Guida Oro Veronelli – I ristoranti di Veronelli, 2001
La nouvelle cousine è morta? Viva la Nouvelle cusine!
“La forma è tutt’uno con la sostanza. Insomma nella vera gastronomia non è possibile scindere qualità ed eccellenza della preparazione dalla qualità ed eccellenza della sua forma” Aimo Moroni
Marco Gatti - La luna, settembre 2001
Era l’estate del 1978 (…). All’ingresso, il bancone della frutta e della verdura era di una ricchezza senza eguali; nel cortile giardinetto c’erano le sedie fatte coi fili di plastica intrecciati, le salette interne erano semplici semplici. Ma che meraviglia, che sorpresa, che nostalgia, che bontà.(…) Piatti di una semplicità, ma di una bontà, di una freschezza, di una ricchezza da andare in visibilio. Era la bandiera gastronomica Tricolore che sventolava alta su questa città che aveva appena cominciato ad apprezzare la Nouvelle Cousine.
Oggi, Aimo e Nadia è un posto di lusso, di luce e di raffinatezza, dal costo elevato e dal servizio e dall’ambiente di tono ma tutto, in cucina, nel cuore e nell’anima è come allora: il miglior ristorante di Milano, uno dei sommi d’Italia che celebra i riti di Terra Tradizione e Territorio come meglio non si potrebbe.
Edoardo Raspelli – Guida Critica & Golosa 2003 a cura di Paolo Massobrio, Marco Gatti
Una delle cucine più creative d’Italia va in scena da “Aimo e Nadia”(…) In ogni momento dell’anno, una sosta qui regala un’emozione che fa uscire con una gran voglia di ritornare.
Marco Gatti – Il Giorno, 28 dicembre 2003
Era l’estate del 1978 (…). All’ingresso, il bancone della frutta e della verdura era di una ricchezza senza eguali; nel cortile giardinetto c’erano le sedie fatte coi fili di plastica intrecciati,le salette interne erano semplici, semplici. Ma che meraviglia, che sorpresa, che nostalgia, che bontà.(…) Piatti di una semplicità, ma di una bontà, di una freschezza, di una ricchezza da andare in visibilio. Era la bandiera gastronomica Tricolore che sventolava alta su questa città che aveva appena cominciato ad apprezzare la Nouvelle Cousine.
Oggi, Aimo e Nadia è un posto di lusso, di luce e di raffinatezza, dal costo elevato e dal servizio e dall’ambiente di tono ma tutto, in cucina, nel cuore e nell’anima è come allora: il miglior ristorante di Milano, uno dei sommi d’Italia che celebra i riti di Terra Tradizione e Territorio come meglio non si potrebbe.
Edoardo Raspelli – Guida Critica & Golosa 2003 Paolo Massobrio Marco Gatti 2003
“Faccio un menù diverso tutti i giorni. Magari variando anche solo alcuni ingredienti, in base all’offerta del mercato.
Difendo la cucina che si sta perdendo. Fin dal 1962, quando ufficialmente ho iniziato a lavorare in proprio, una cosa mi ha sempre contraddistinto: la grande qualità della materia prima.
Come nasce una ricetta? Come un’opera d’arte, dai suoni, dai colori della natura.” Aimo Moroni
BUON APPETTITO, maggio 2003
(…)”Il luogo di Amo e Nadia”, dal 1962 tempio dei cultori della buona tavola.
Gente Casa, giugno 2003
(…) Una delle cucine più creative d’Italia va in scena da “Aimo e Nadia”(…) In ogni momento dell’anno, una sosta qui regala un’emozione che fa uscire con una gran voglia di ritornare.
Marco Gatti – Il Giorno, 28 dicembre 2003
[“Sto ai fornelli da più di cinqant’anni. Vivo in un appartamento normale, non ho case sparse per il mondo, la mia macchina ha i suoi begli anni. Eppure dicono che appartengo ad una categoria di ladri. Sinceramente, non so se sentirmi più indignato o fesso”
Aimo Moroni]
La Repubblica – 13 gennaio 2004
(…) Aimo e Nadia è il luogo dove la gastronomia italiana s’inventa daccapo, attingendo in modo copioso e giocoso fin nelle più riposte radici della propria ricchissima e generosa storia. Delizioso e mai ripetuto, squisito l’intreccio di sapori, odori e colori che si possono apprezzare in questo locale.
Symbols Febbraio 2004
Quattro chiacchiere con Aimo Moroni e Claudio Introini
“Molti ristoratori vogliono stupire e quasi stordire di profumi e sapori il cliente che si trova a gustare a gustare piatti talvolta esageratamente estrosi. La mia cucina da sempre si è rivolta a pochi ma ottimi ingredienti di prima scelta e indiscussa qualità. (…) Tutto parte dalla materia prima, la bravura dello chef consiste nel saper esaltare nel migliore dei modi i sapori del nostro territorio, non nel creare confusi accostamenti fra questi. (…) Mi piacerebbe insegnare ai giovani come cucinare come fare la spesa quali prodotti scegliere i quale stagione per esempio.
Domanda: Cos’hanno in comune un enologo e uno chef?
Aimo: Sono convinto: la sensibilità. E’ questo il minimo comune denominatore che associa chi fa vino e cucina
Enoica – Primavera 2004
Nadia: “Si era il dopoguerra,(…) e dai nostri paesini si andava a Milano(…) per noi era un sogno, offriva tutto, compresa la speranza di un futuro migliore. Fu così che conobbi Aimo, veniva da un borgo vicino al mio. Lavorava con la mamma che in cucina era straordinaria. Anche lui era bravissimo, piatti toscani della migliore tradizione e l’ambizione di avere un locale tutto suo, anzi nostro perché nel frattempo ci eravamo fidanzati. Così negli anni ’60 trovammo questa occasione, un’osteria con bocciodromo alle porte di Milano.(…) C’erano le fabbriche, prima venivano gli operai, poi i dirigenti che spesso portavano ospiti importanti. Verso la fine degli anni ’70, ci si accorse che anche noi si doveva cambiare. Puntammo sulla qualità e l’invenzione, se volevamo attirare la gente dovevamo offrire qualcosa che non trovava altrove. Ci mettemmo a viaggiare a sperimentare, stavamo ore in cucina per studiare nuovi piatti che poi sottoponevamo al palato dei clienti amici: se si entusiasmavano l’esperimento era riuscito. Altrimenti si ricominciava.”
Da questo percorso formativo è scaturita una cucina assolutamente particolare, fresca e composita, preparata con materia prima della più alta qualità, “comunicata” nel piatto con sensibilità da artista. Di animo toscano,ma aperta ai sapori di tutto il mondo che sono abbinati con ingegnosa audacia, senza però tradirli, lasciandoli cioè individualmente percepibili, seppur armonizzati nell’insieme, capaci di rivelare al palato se a lavorarli è stata la grazia gastronomica di Nadia oppure il piglio creativamente energico di Aimo.
AD Cucine, Aprile 2004
Wer hier gegessen hat, wird es in seinem Leben nicht vergessen! Ob es am Küchenchef liegt, der der klassischen italienischen Küche immer wieder neue, unerwartete Seiten abzugewinnen versteht?
Oder an der Herzlichkeit der Besitzer, die tatsächlich noch jeden Gast so aufnehmen, als sei er ein alter Freund der Familie?
[traduzione da babelfish.altavista.com] Who ate here, it is not forgotten in its life! Whether it is because of the kitchen boss, who understands to gain new, unexpected sides again and again from the classical Italian kitchen? Or to the owner, which in such a way accept do essentially still each guest, herzlichkeit as if is it an old friend of the family?
Blue Sky – Marzo-Maggio 2004
Quattro chiacchiere con Aimo Moroni e Claudio Introini
“Molti ristoratori vogliono stupire e quasi stordire di profumi e sapori il cliente che si trova a gustare a gustare piatti talvolta esageratamente estrosi. La mia cucina da sempre si è rivolta a pochi ma ottimi ingredienti di prima scelta e indiscussa qualità. (…) Tutto parte dalla materia prima, la bravura dello chef consiste nel saper esaltare nel migliore dei modi i sapori del nostro territorio , non nel creare confusi accostamenti fra questi. (…) Mi piacerebbe insegnare ai giovani come cucinare come fare la spesa quali prodotti scegliere i quale stagione per esempio.
Domanda: Cos’hanno in comune un enologo e uno chef?
Aimo: Sono convinto: la sensibilità. E’ questo il minimo comune denominatore che associa chi fa vino e cucina
Enoica – Primavera 2004
[“Si era il dopoguerra,(…)e dai nostri paesini si andava a Milano(…) per noi era un sogno, offriva tutto, compresa la speranza di un futuro migliore. Fu così che conobbi Aimo, veniva da un borgo vicino al mio. Lavorava con la mamma che in cucina era straordinaria. Anche lui era bravissimo, piatti toscani della migliore tradizione e l’ambizione di avere un locale tutto suo, anzi nostro perché nel frattempo ci eravamo fidanzati. Così negli anni ’60 trovammo questa occasione, un’osteria con bocciodromo alle porte di Milano.(…)C’erano le fabbriche, prima venivano gli operai, poi i dirigenti che spesso portavano ospiti importanti.
Verso la fine degli anni ’70, ci si accorse che anche noi si doveva cambiare. Puntammo sulla qualità e l’invenzione, se volevamo attirare la gente dovevamo offrire qualcosa che non trovava altrove. Ci mettemmo a viaggiare a sperimentare, stavamo ore in cucina per studiare nuovi piatti che poi sottoponevamo al palato dei clienti amici: se si entusiasmavano l’esperimento era riuscito. Altrimenti si ricominciava. Nadia]
Da questo percorso formativo è scaturita una cucina assolutamente particolare, fresca e composita, preparata con materia prima della più alta qualità, “comunicata” nel piatto con sensibilità da artista. Di animo toscano ma aperta ai sapori di tutto il mondo che sono abbinati con ingegnosa audacia, senza però tradirli, lasciandoli cioè individualmente percepibili, seppur armonizzati nell’insieme, capaci di rivelare al palato se a lavorarli è stata la grazia gastronomica di Nadia oppure il piglio creativamente energico di Aimo.
AD Cucine, Aprile 2004
A dir la verità, la prima che ha avuto l’idea di realizzare un menù speciale a mezzogiorno è stata Stefania Moroni, figlia di Aimo e Nadia, due grandi ambasciatori della cucina italiana. Era il lontano 1991 e allora l’idea che un ristorante goumet con il Luogo di Aimo e Nadia concepisse un menù degustazione al di sotto delle sette-dieci portate era quasi una bestemmia. Il rischio,(…) era che l’iniziativa fosse percepita come una proposta di qualità inferiore rispetto alla carta. Così non è stato e l’idea, battezzata Club delle 13 (un primo o un antipasto un secondo di pesce o carne o verdure, un assaggio di formaggi o un dolce , caffè, acqua minerale per 33 euro), funziona tuttora molto bene in un locale magnifico(…).
Il mondo, 4 giugno 2004
Emozionati e felici. Così Aimo e Nadia Moroni titolari de “Luogo di Aimo e Nadia”, hanno ricevuto ieri a Palazzo Marino dalle mani di Giovanni Bozzetti, assessore moda, turismo, eventi del Comune, “l’Ambrogino d’Oro” durante la presentazione di “Identità golose” il congresso di cucina d’autore, ideato e curato da Paolo Marchi […]
“Noi non siamo nati a Milano – accenna un sorridente Aimo – ma a questa città abbiamo dato tanto e adesso riceviamo una onorificenza che ci gratifica per lungo amore e la passione che abbiamo riversato nel nostro lavoro”
Aimo Moroni.
Nel 1946 Aimo Moroni si trasferisce a Milano da Pescia e nove anni dopo incontra Nadia. Nel 1962 aprono in via Montecuccoli la «Trattoria Toscana” che nel ’73 diventa «Ristorante Aimo e Nadia”. Nel 1999 la fjglia Stefania, vera anima manageriale della famiglia, lo trasforma ne «Il Luogo di Aimo e Nadia”. II locale si contraddistingue per una cucina realizzata con materie prime di altissima qualità che lo fa classificare tra i primi locali della città.
“È una grande giornata per tutti noi – conclude Nadia Moroni -, Ringrazio mia figlia Stefania e i collaboratori che, con la loro professionalità e dedizione, hanno contribuito al nostro successo”
Nadia Moroni
M.D.G. - Corriere della Sera, 22 gennaio 2005
L’Ambrogino d’oro consegnato a due ristoratori: Aimo e Nadia Moroni sono stati premiati con il prestigioso riconoscimento dall’assessore alla moda e turismo Giovanni Bozzetti, per «l’assoluta fedeltà ai saperi e sapori dell’Italia e di Milano». E grazie anche ai ristoranti e alle loro cucine regionali, etniche e d’autore che il capoluogo lombardo è la seconda città italiana nel settore del turismo e «Il Luogo» di Aimo e Nadia è uno degli esempi più rappresentativi. Aimo Moroni, toscano, arrivò a Milano nel 1946, all’età di 12 anni. A 21 aprì la sua prima cucina e nei primi anni sessanta, insieme a Nadia che nel frattempo era diventata sua moglie, acquistò in via MontecuccoIi la Trattoria Toscana, che fu poi ribattezzata Ristorante Aimo e Nadia e dal 1999 ha il nome attuale.
Anna Sartea – Avvenire – 22 gennaio 2005
Aimo e Nadia premiati con l’Ambrogino d’oro
Il Comune di Milano ha riconosciuto i meriti di uno dei migliori ristoranti italiani
Quando Antonio Intiglietta, patron di Expo dei Sapori, Viviana Beccalossi, vice presidente della Lombardia, e Paolo Massobrio, presidente del club di Papillon, nel 2002, assegnarono ad Aimo e Nadia Moroni un premio speciale alla carriera, il pubblico applaudi. Critici e autori di guide rimasero spiazzati. Il motivo? Ciò che non garbava a lorsignori, era il fatto che, mentre loro erano impegnati a esaltare coi voti migliori e i giudizi più lusinghieri profeti del sushi, paladini delle spumette, teorici della cucina creativa, qualcuno (con noi) aveva l’ardire di pensarla in modo diverso, e di dire, attenzione, i “campioni della rucina italiana” erano e sono artisti dei fornelli come i coniugi Moroni. Bene[…] Aimo e Nadia hanno ricevuto l’Ambrogino d’oro. A conferire il riconoscimento il Comune di Milano. Era ora? Già. Ma considerando che noi italiani siamo campioni nel non valorizzare i nostri talenti, la vicenda si può archiviare con un salomonico meglio tardi che mai.
“ […] è una delle tavole più somme della ristorazione d’ Italia […] per via della straordinaria capacità dei Moroni di saper raccontare attraverso i loro piatti emozioni della nostra cucina. I loro segreti? Materie prime di qualità eccezionale,
selezionate con impareggiabile competenza. Fantasia e genio gastronomico, capace di trasformare pasta, riso, carni, verdure, formaggi, in autentici capolavori.[…]”
Marco Gatti – Libero – 22 gennaio 2005
«Sono emozionato, lo confesso. È un premio inaspettato, che accetto volentieri insieme a mia moglie perchè premia una cucina che da sempre punta alla qualità delle materie prime, una cucina allaAimo, italiana fino alle radici e legata più che mai al territorio»
«È un premio che mi inorgoglisce – dice ancora Aimo ~ perchè è sempre stato attribuito a personaggi importanti delle arti e delle scienze. Che oggi venga dato per la prima volta a uno chef è un fatto positivo per tutta la ristorazione milanese»
Giorgio Scaglia . Il Giornale – 22 gennaio 2005
Parlare della cinquantennale carriera di Aimo e Nadia Moroni significa senz’altro rendere omaggio al vertice della cucina italiana dal dopoguerra a oggi. Questi visionari dell’arte della tavola già negli anni 60 affrontavano a testa alta tematiche di odierna attualità parlando di qualità delle materie prime, di riscoperta delle origini vere della tradizione gastronomica locale e di importanza dei sapori autentici dei cibi.
A distanza di decenni Aimo è rimasto uguale a se stesso, insensibile alle mode, convinto a ragione di poter sfidare il tempo con la sua cucina, che è poi quella della sua terra d’origine, della Val di Nievole. Molto spesso egIi ribadisce che non serve a nulla, anzi è perfino delittuoso coprire il gusto dei prodotti con soffritti, panne, fondi di cotture: è la grande qualità a doversi esprimere al massimo. Lo chef in un certo senso dovrebbe limitarsi a dar voce a quanto la natura ha avuto la bontà di regalargli, senza azzardare accostamenti forzatamente paradossali creati per appagare la curiosità più del gusto.
Guido Settepassi – MF – 24 RISTORANTI O’ELITE Il Luogo di Aimo e Nadia
LA TRASFORMAZIONE DELLA MATERIA
“Il luogo di Aimo e Nadia” è un ristorante che già nel nome anticipa le proprie intenzioni: luogo appunto, dove viene officiato e ripetuto – mai uguale a se stesso – il rituale della trasformazione delle materie prime (di primissima qualità) in qualcosa di altro, in piatti “creativi” e inediti, nella forma e nella sostanza. Che della materia originaria conservano l’essenza intima, proiettandola però in qualcosa di audace e sorprendente.”
[…]
“Liberi da schemi precostituiti e pregiudizi, è emersa tutta la ricchezza plurisedimentata della terra di provenienza delle sostanze di base di cui Aimo e Nadia si approvvigionano con cura meticolosa ogni giorno, lasciando che queste raccontassero del loro passato e del loro presente, che ci insegnassero un diverso modo di pensare la cucina, i sapori e gli abbinamenti. Per non dire delle ricerche dal rigore scientifico sui desserts di Stefania e dei suoi valenti collaboratori e compagni di viaggio: dolci dai progetti avanzati, pura invenzione negli accostamenti; arrivando persino alla sottrazione dei sensi al palato e alla lingua, in quel farsi del dolce “in-Assenza”, vuoto percettivo e fecondo, sapido e al medesimo tempo non pieno, ludico, piacere compiuto e libero da occupazioni eccessive. Come avanguardie dedicate all’esplorazione d’incontri nuovi: i cioccolati, i caffè, le bevande e altre prelibatezze con piglio metodologico, con un’indagine delle sostanze e delle forme che interseca la non finalità dell’opera d’arte e il ritmo del metro del poetare. “
[…]
Il Luogo di Aimo e Nadia, un nome che indica in un certo senso un’area a più vasto raggio, pronta ad accogliere istanze d’altra origine, ulteriori sollecitazioni dell’intelligenza umana in uno scambio fecondo tra la sensibilità del pensiero e la piacevolezza mai banale del cibo elaborato da una cucina che mai si ripete. Il nome mutato, i menu, le tele, I disegni, i “Plotter”, il sito – nel quale è raccontato l’iter che ha portato al cambiamento del locale con la proposta d’un’idea di luogo-spazio, di tempo trasformati e ritrovati -, esprimono la loro intenzione d’intervenire in modo attivo e vivace, attraverso le mai scontate sollecitazioni del gusto e dei sensi, alle mutazioni rapide del mondo di oggi.”
Leonardo Spensiero – Delizie d’elite (all. al Giornale) – novembre 2005
“La grande cucina non è ricca o povera, è solo buona”[…] “Il segreto dei buoni piatti? La scelta della materia prima e l’abilità di non coprire con salse i sapori originali, ma anzi valorizzarli”
Aimo Moroni
[…]
“Nadia ha sempre lasciato a me le fantasticherie sui piatti, precisa Aimo, . ma è la spalla ideale, capace di tradurre i miei pensieri in pratica. Se mi accorgo che qualcosa non va in una ricetta, Nadia è subito in grado di spiegarmi con precisione di cosa si tratta.”
Aimo Moroni
La grande cucina di Aimo e Nadia non si esaurisce nel ristorante, ma viaggia nel mondo con i ragazzi che si formano nel loro staff. Nadia lo conferma: «Facciamo molta scuola, ma l’importante è che i ragazzi assaggino, memorizzino i gusti e imparino a distinguerli. Questo è quello che vorrei trasmettere a tutti loro: una cultura ampia e una conoscenza diretta del cibo. Ci sono sapori che i giovani cuochi non conoscono affatto e la nostra cucina, sotto questo aspetto, è meglio di una scuola: assaggiano e scoprono ingredienti e ricette che non immaginavano.” Nadia Moroni Alex
Guzzi – Gente – 11 novembre 2005