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Il luogo di Aimo e Nadia
Entrando oggi nel Luogo di Aimo e Nadia, si ha l’impressione di entrare a far parte di un paesaggio, dove gli arredi che disegnano lo spazio, le opere d’arte in-Assenza che irrompono dalle pareti, le sculture disseminate sui tavoli – insieme ai pannelli che accolgono il visitatore sulla facciata d’ingresso del locale – sono parti di un’unica contrada.
Paesaggio artistico e umano, dove il gesto amorevole di una cucina che riesce a far dialogare squisitamente un rigoroso lavoro di ricerca sulla qualità dei prodotti e una grande libertà creativa nell’utilizzo degli stessi, si intreccia col gesto artistico di un’operazione site specific, in cui ogni segno – pittorico, scultoreo, del design – è pensato in una stretta relazione con l’attività del ristorante e con il disegno complessivo dell’installazione di cui ciascun elemento è parte.
Theoria degli Sguardi-Assenti e delle Pietre-Animate è il titolo dato dall’artista, Paolo Ferrari, a un’operazione in-progress, composta per stratificazioni successive a produrre un’interfaccia tra il mondo della tradizione gastronomica e i segni della contemporaneità – tra il luogo artistico e il luogo di Aimo e Nadia, non più ristorante ma luogo proprio in virtù della contaminazione in esso introdotta fra cucina e arte in-assenza.
La storia di un locale che ha fondato la propria cultura gastronomica su un continuo rinnovamento della tradizione – di cui, senza tradirne le radici, ha continuato a trasformare il tessuto compositivo – è stata ulteriormente rinnovata attraverso l’interazione fra arte contemporanea e arte culinaria, con la creazione di “un luogo dove le diverse facoltà, il vedere, il sentire, gli affetti, ma anche la fine intelligenza, potessero essere trasmessi”.
Il procedimento creativo dell’artista, che si fonda su una serie di stratificazioni e include nel suo gesto citazioni dall’archeologia ai giorni nostri – intrecciando fotografie di sculture romaniche, visi orientali, ma anche immagini della natura e del quotidiano – si accoppia qui con un’attività che trova nella stratificazione della materia prima il senso di una ricerca di accostamenti nuovi ma densi di rimandi alle origini.
All’interno del locale cinquantasei poltroncine, su cui sono riprodotti gli scorci di altrettanti paesaggi, accolgono il visitatore includendolo nel disegno della composizione quale parte integrante e ‘in movimento’ di una contrada che si anima con l’arrivo dei commensali. All’esterno, con l’installazione di sette plotter paintings sulla facciata del ristorante, il segno artistico irrompe sulla scena urbana della strada promuovendo una nuova trasformazione, in cui la storia del Luogo, e quella di tutti i territori che nella sua cucina sono evocati, si affaccia sulla città.
Nausicaa Pezzoni
[da: Pezzoni N., ‘Luoghi in-Raddoppio’: una forma d’arte trasformativa di spazi per il vivere, il pensare, il lavorare, in Territorio n.53/2010, Franco Angeli, Milano]

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