Un’occasione di confronto tra chef che, pur con percorsi e radici diverse, condividono una visione comune: riportare al centro della cucina il valore del territorio, la forza della memoria gastronomica e il ruolo attivo delle nuove generazioni.
Insieme agli chef Giacomo Sacchetto (ristorante “Iris”, 1 stella Michelin) e Stefano Rossi (ristorante “Zefiro” al Lido Palace, cinque stelle lusso) , gli chef del
Gruppo Aimo e Nadia hanno riflettuto sul significato attuale della parola
“tradizione”, esplorandola come punto di partenza per costruire una cucina colta, sostenibile, accessibile.
“La tradizione è una storia che impari da chi ha vissuto prima di te. In cucina non si tratta di riprodurre il passato, ma di comprenderlo per trasformarlo” – ha raccontato Alessandro Negrini.
“Cucinare per noi è dialogare con la terra, con il tempo, con le persone. Il futuro della cucina sarà legato a un sapere condiviso e a una narrazione autentica” – ha aggiunto Fabio Pisani.
A portare la voce delle nuove generazioni è stata
Sabrina Macrì,
head chef del BistRo Aimo e Nadia, recentemente inserita nella
Cook List 2024 tra i giovani talenti della ristorazione italiana. Nel suo intervento ha sottolineato il potere evocativo della cucina, capace di trasformare ricordi, profumi e tradizioni in esperienze attuali e personali:
“Non parto mai da un’idea tecnica, ma da una memoria. La metto in discussione, la confronto con ciò che sono oggi. Così nasce una cucina che ha qualcosa da raccontare.”
La partecipazione al Trento Doc Festival conferma l’impegno del Gruppo Aimo e Nadia nel promuovere una cucina che affonda le sue radici nella storia italiana ma guarda avanti, con attenzione alla formazione, alla valorizzazione dei produttori e all’ascolto delle nuove generazioni.