Giulia Endrizzi: il linguaggio della pasticceria prende forma al Luogo Aimo e Nadia

Giulia Endrizzi è Pastry chef a Il Luogo Aimo e Nadia. Ha 23 anni, è originaria del Trentino e porta con sé un percorso costruito passo dopo passo tra cucina e pasticceria, guidato fin dall’inizio da una curiosità profonda per il mondo del dolce. Un interesse nato in famiglia, quando da bambina si avvicina ai primi gesti in cucina preparando una torta di mele insieme alla madre: un’esperienza semplice che diventa il primo segnale di una vocazione.

La formazione presso la scuola alberghiera si intreccia con un quotidiano intenso, diviso tra studio e attività sportive nell’atletica e nel tennis tavolo. Nonostante un contesto inizialmente poco favorevole, Giulia sceglie con determinazione di intraprendere la strada della cucina e della pasticceria, muovendo i primi passi professionali nelle cucine di montagna e nei diversi reparti di partita.

Le prime esperienze la portano a Madonna di Campiglio, poi a Bolzano, dove lavora per due anni e mezzo: inizialmente in cucina per poi avvicinarsi progressivamente alla pasticceria. È in un ristorante stellato che consolida il proprio rapporto con il mondo del dolce, affiancando attività di pasticceria e panificazione e sviluppando una crescente consapevolezza tecnica e creativa.

Il desiderio di ampliare il proprio percorso la porta poi oltre i confini italiani: prima in Norvegia, a Trondheim, dove si dedica a un laboratorio incentrato su panificazione e viennoiserie, poi in Svizzera per un’esperienza breve ma intensa, e successivamente in Toscana.

È proprio dall’esperienza in Svizzera che nasce il contatto che la conduce a Milano. L’ingresso a Il Luogo Aimo e Nadia rappresenta per Giulia un punto di svolta: la scelta di inserirsi in una realtà strutturata, capace di coniugare formazione, identità e visione contemporanea della cucina italiana.

Arrivata a Milano nel settembre 2025, Giulia entra a far parte della brigata guidata dagli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani, insieme al sous-chef Carmine Coppola. Trova un ambiente in cui il lavoro quotidiano si fonda su un equilibrio costante tra ricerca, rispetto della tradizione e apertura alla sperimentazione, dove la storia gastronomica italiana non è solo memoria, ma materia viva su cui costruire nuove interpretazioni.

Nel ruolo di Pastry chef, Giulia trova oggi uno spazio concreto di espressione. La sua attività si sviluppa tra organizzazione del lavoro e progettazione dei dessert, con una struttura settimanale che alterna giornate dedicate alla panificazione ad altre incentrate sullo sviluppo delle preparazioni e sulla gestione delle diverse linee. Un metodo che le consente di mantenere ordine e continuità, lasciando al tempo stesso spazio alla sperimentazione.

Tra le creazioni che meglio rappresentano il suo percorso, “Il Neccio” sintetizza il suo approccio. Una crespella a base di farina di castagne che rilegge una preparazione della tradizione toscana, assemblata al momento del servizio con una dinamica che richiama la crêpe suzette. Il dessert unisce caramello, estratto di rabarbaro, pralina di noci, ricotta di bufala e sorbetto, in un equilibrio costruito su basi tecniche precise e su una regia pensata per valorizzare ogni elemento all’esecuzione. Questo dolce segna una tappa significativa del suo percorso: il primo dessert sviluppato insieme agli chef e inserito in carta al ristorante.

Il dialogo quotidiano con gli chef e con la brigata si fonda su una ricerca costante dell’equilibrio del gusto, elemento centrale nella costruzione del menu. Un confronto continuo che permette di mantenere coerenza con la visione del ristorante, lasciando al tempo stesso spazio a una crescita personale progressiva.

Per Giulia, Il Luogo Aimo e Nadia rappresenta oggi:

un luogo di crescita, dove la formazione non è affidata alla sola esperienza individuale, ma sostenuta da un confronto quotidiano con figure di riferimento che accompagnano il suo percorso. Un ambiente in cui la tradizione italiana diventa punto di partenza per una lettura contemporanea, e in cui ogni contributo personale trova spazio all’interno di una visione condivisa.

 

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